Il selenio è un oligoelemento essenziale coinvolto nella funzione della tiroide, nella protezione delle cellule dallo stress ossidativo e in alcuni processi riproduttivi. Ma il selenio può davvero favorire un “equilibrio ormonale”? In questo articolo analizziamo cosa indicano i meccanismi biologici e gli studi su tiroide, estrogeni, progesterone, testosterone, fertilità e sindrome dell’ovaio policistico. Vedremo anche come interpretare una possibile carenza, quali alimenti lo contengono e perché un integratore non dovrebbe sostituire esami, diagnosi o terapie prescritte.
Il selenio contribuisce all’equilibrio ormonale?
La risposta breve è: può sostenere alcuni processi ormonali, soprattutto quando l’apporto è insufficiente, ma non è una terapia autonoma per “riequilibrare” gli ormoni. Il selenio partecipa alla produzione di selenoproteine, enzimi che proteggono i tessuti e intervengono nel metabolismo degli ormoni tiroidei. Questo ruolo fisiologico non significa che aumentare l’assunzione faccia crescere o diminuire in modo prevedibile estrogeni, progesterone, testosterone o altri ormoni.
La domanda interessa persone con problemi tiroidei, ciclo irregolare, sintomi premestruali, PCOS, difficoltà di fertilità o cambiamenti come stanchezza, acne e variazioni di peso. Tuttavia, un sintomo isolato non identifica né una carenza di selenio né uno specifico squilibrio endocrino. Gli stessi disturbi possono dipendere da sonno insufficiente, stress, farmaci, carenze di ferro o vitamina B12, alterazioni della glicemia, patologie tiroidee e molte altre condizioni.
Le prove scientifiche sono inoltre variabili. Gli studi di laboratorio spiegano perché il selenio potrebbe avere un ruolo, mentre gli studi osservazionali mostrano associazioni che non dimostrano un rapporto di causa-effetto. Gli studi clinici possono suggerire un beneficio in situazioni specifiche, come alcuni casi di tiroidite autoimmune, ma non autorizzano a considerare il selenio un modulatore universale degli ormoni.
Che cosa significa davvero “equilibrio ormonale”
Il sistema endocrino comprende ghiandole, organi e tessuti che producono ormoni e ne regolano il rilascio. L’equilibrio dipende dall’interazione tra ipotalamo, ipofisi, tiroide, ghiandole surrenali, pancreas, ovaie o testicoli e altri organi. I livelli ormonali cambiano naturalmente in base a età, fase del ciclo, gravidanza, orario della giornata, stress, alimentazione e stato di salute.
Quando si parla di ormoni, è utile distinguere produzione, conversione, trasporto, legame ai recettori e metabolismo. Il selenio può partecipare ad alcuni di questi passaggi, soprattutto attraverso le deiodinasi che convertono la tiroxina T4 in triiodotironina T3. Non controlla però da solo l’intero sistema endocrino e non corregge automaticamente un’alterazione che nasce da un’altra causa.
Stanchezza, aumento o perdita di peso, caduta dei capelli, acne, variazioni del ciclo e umore instabile sono segnali aspecifici. Anche quando sono presenti insieme, non permettono di stabilire autonomamente se il problema riguardi selenio, tiroide, estrogeni, progesterone, testosterone o un’altra area della salute. La valutazione clinica e gli esami scelti in base alla storia personale sono spesso più utili di un tentativo casuale con integratori.
Che cos’è il selenio e perché è importante
Il selenio è un oligoelemento essenziale: l’organismo ne utilizza piccole quantità, ma non può farne completamente a meno. Viene incorporato in proteine specializzate chiamate selenoproteine, presenti in diversi tessuti. Queste proteine contribuiscono alla difesa antiossidante, al metabolismo cellulare, alla funzione immunitaria e alla sintesi o riparazione del DNA.
Tra le selenoproteine più conosciute ci sono glutatione perossidasi e tioredossina reduttasi. Aiutano a controllare alcune molecole ossidanti e a mantenere l’equilibrio chimico delle cellule. Il selenio è inoltre necessario per le deiodinasi, enzimi coinvolti nel metabolismo dell’ormone tiroideo. La sua funzione è quindi biologicamente rilevante, ma l’effetto dipende dalla quantità disponibile e dal contesto nutrizionale complessivo.
Il fabbisogno può essere influenzato dalla dieta, dalla provenienza degli alimenti, dall’assorbimento intestinale e da condizioni individuali. Il contenuto degli alimenti vegetali varia in base alla concentrazione di selenio nel terreno; anche lavorazione e tipo di alimento possono incidere. Malassorbimento, nutrizione parenterale prolungata o diete molto restrittive possono aumentare il rischio di un apporto insufficiente.
Il selenio lavora insieme ad altri nutrienti, ma questo non significa che sia necessario assumere molti prodotti contemporaneamente. Iodio, ferro, zinco, proteine e altri micronutrienti partecipano alla salute tiroidea e riproduttiva. In caso di dubbi sull’alimentazione, può essere utile esaminare l’insieme della dieta con un dietista, eventualmente integrando il tema con informazioni sulla scelta consapevole dei multivitaminici.
Cosa può indicare la ricerca sugli ormoni
Quando esiste una carenza reale, correggere l’apporto può consentire alle selenoproteine di funzionare meglio e sostenere processi fisiologici compromessi. Questo è diverso dall’assumere una quantità superiore al fabbisogno nella speranza di ottenere un cambiamento ormonale. Una volta raggiunta una disponibilità adeguata, dosi maggiori non producono necessariamente un ulteriore vantaggio e possono aumentare il rischio di effetti indesiderati.
Per estrogeni, progesterone e testosterone, le evidenze sono meno solide rispetto al ruolo del selenio nella biologia tiroidea. Alcuni studi osservazionali o sperimentali descrivono legami tra stato del selenio, stress ossidativo e funzione delle gonadi. Tuttavia, un’associazione statistica non dimostra che il selenio aumenti un ormone nel sangue o che migliori un sintomo riproduttivo.
È importante quindi distinguere tra plausibilità biologica e beneficio clinico dimostrato. Un meccanismo antiossidante può essere interessante, ma non equivale a una terapia per PCOS, infertilità, alterazioni mestruali o ipogonadismo. La qualità delle prove può essere limitata da campioni piccoli, dosaggi diversi, durata breve, condizioni nutrizionali non uniformi e difficoltà nel separare l’effetto del selenio da quello della dieta complessiva.
Selenio per la salute della tiroide
La tiroide utilizza iodio per produrre T4 e T3, mentre il selenio contribuisce al funzionamento delle deiodinasi che partecipano alla conversione periferica da T4 a T3. Le selenoproteine aiutano inoltre a gestire il perossido di idrogeno prodotto durante la sintesi degli ormoni tiroidei. In questo modo possono contribuire alla protezione delle cellule tiroidee dallo stress ossidativo.
Il rapporto tra selenio e iodio è delicato. Una carenza significativa di uno dei due nutrienti può influenzare la funzione tiroidea, ma aumentare autonomamente lo iodio non è una strategia sicura: in alcune persone può peggiorare o scatenare alterazioni tiroidee. Il significato di TSH, T4 e T3 deve essere interpretato considerando sintomi, farmaci, fase della malattia, gravidanza e intervalli del laboratorio.
Nel caso della tiroidite di Hashimoto, alcuni studi clinici hanno osservato una riduzione degli anticorpi anti-perossidasi tiroidea dopo integrazione con selenio. La riduzione di un anticorpo, però, non dimostra automaticamente un miglioramento dei sintomi, della funzione tiroidea o dell’evoluzione della malattia. Le revisioni scientifiche descrivono risultati non uniformi e non sostengono l’uso indiscriminato del selenio per tutte le persone con Hashimoto.
Il selenio non sostituisce la levotiroxina, quando questa è stata prescritta, né elimina la necessità di controllare il TSH e gli altri parametri indicati dal medico. Chi ha una diagnosi tiroidea dovrebbe discutere obiettivo, forma, durata e monitoraggio di un eventuale integratore. Per approfondire il rapporto tra nutrienti e tiroide, è utile anche distinguere le informazioni sul supporto nutrizionale generale dalle indicazioni terapeutiche personalizzate.
Selenio, estrogeni, progesterone e testosterone
Gli estrogeni vengono prodotti e metabolizzati attraverso processi complessi che coinvolgono ovaie, tessuto adiposo, fegato e altri organi. Il selenio potrebbe influenzare indirettamente alcuni processi cellulari attraverso la protezione antiossidante e il metabolismo epatico. Non ci sono però prove sufficienti per affermare che il selenio aumenti o riduca gli estrogeni in modo prevedibile nelle persone sane.
Anche il rapporto tra selenio e progesterone rimane incerto. Alcune ipotesi collegano stress ossidativo e funzione ovarica, ma gli studi disponibili non stabiliscono una dose capace di aumentare il progesterone o regolarizzare la fase luteale. Un progesterone basso, se confermato, richiede una valutazione del giorno del ciclo e del contesto clinico, perché il valore cambia molto durante il mese.
Negli uomini, il selenio è stato studiato per il possibile ruolo nella funzione testicolare, nella protezione degli spermatozoi e nella motilità spermatica. Alcune ricerche sulla fertilità maschile hanno riportato risultati interessanti, spesso in combinazione con altri antiossidanti, ma non definitivi. Non è corretto concludere che un integratore aumenti il testosterone o risolva una ridotta fertilità.
La protezione dallo stress ossidativo è una funzione plausibile e importante, ma non deve essere trasformata in una promessa ormonale. Estrogeni, progesterone e testosterone dipendono da segnali neuroendocrini, composizione corporea, età, sonno, malattie, farmaci e disponibilità energetica. Per questo il selenio non può essere considerato un “regolatore universale” dell’equilibrio ormonale.
PCOS, fertilità e salute mestruale
Nella sindrome dell’ovaio policistico possono coesistere insulino-resistenza, alterazioni degli androgeni, infiammazione di basso grado e stress ossidativo. Alcuni studi hanno esplorato il selenio come possibile componente del supporto nutrizionale, ma i risultati su ciclo, androgeni, metabolismo e qualità della vita non sono abbastanza coerenti da giustificare una raccomandazione generale.
La fertilità femminile e la qualità ovocitaria sono influenzate da età, riserva ovarica, ovulazione, salute metabolica, tube, endometriosi, fattori maschili e molte altre variabili. Il selenio può contribuire alla normale protezione cellulare, ma non è dimostrato che aumentarlo oltre un apporto adeguato migliori sempre il concepimento. Anche per la fertilità maschile, l’eventuale beneficio dipende dalla causa e dal quadro nutrizionale di partenza.
Un ciclo irregolare o una sindrome premestruale intensa non sono segnali specifici di carenza di selenio. Possono essere associati, tra l’altro, a gravidanza, cambiamenti di peso, stress, esercizio intenso, PCOS, disfunzioni tiroidee, prolattina alterata o perimenopausa. Un ciclo molto abbondante, assente per mesi, accompagnato da dolore importante o associato a possibile gravidanza merita un confronto medico tempestivo.
In gravidanza e nel periodo preconcezionale, il selenio va considerato all’interno della nutrizione prenatale complessiva. Il fabbisogno e la sicurezza dipendono da dieta, prodotti già utilizzati, condizioni tiroidee e indicazioni cliniche. È prudente evitare l’autosupplementazione ad alte dosi, soprattutto se si assumono già un multivitaminico prenatale o alimenti molto ricchi di selenio.
Carenza di selenio: segni, cause e diagnosi
Una carenza importante di selenio è relativamente rara in molte aree, ma può verificarsi in presenza di malassorbimento, nutrizione parenterale prolungata, dieta fortemente limitata o consumo abituale di alimenti provenienti da terreni poveri. I segni possibili includono debolezza, alterazioni muscolari, cambiamenti nei capelli o nelle unghie e una maggiore vulnerabilità in specifici contesti clinici. Non sono però segnali esclusivi del selenio.
I cosiddetti sintomi della carenza di selenio possono sovrapporsi a quelli di anemia, ipotiroidismo, disturbi gastrointestinali, deficit calorico-proteico, infezioni, stress prolungato o effetti farmacologici. La provenienza geografica degli alimenti non basta da sola a prevedere lo stato individuale, perché una dieta varia può compensare differenze tra singoli prodotti. Anche le noci del Brasile, pur essendo ricche, hanno un contenuto molto variabile.
Il medico può valutare selenio nel sangue o in altri campioni, a seconda della domanda clinica e del laboratorio. Il risultato deve essere interpretato in base al metodo utilizzato, all’intervallo di riferimento, al momento del prelievo, all’infiammazione e all’assunzione recente di integratori. Un valore non va letto isolatamente e non è sempre una misura perfetta delle riserve tissutali.
In presenza di stanchezza persistente, perdita di capelli, variazioni del ciclo o sintomi tiroidei, la valutazione può includere esami diversi in base alla storia: emocromo e ferritina, TSH e ormoni tiroidei, vitamina B12, vitamina D, glicemia o altri test. Non è consigliabile diagnosticare una carenza soltanto sulla base dei sintomi o iniziare dosi elevate prima degli accertamenti.
Fonti alimentari di selenio
Il selenio si trova in pesce, frutti di mare, carne, uova e frattaglie. È presente anche in cereali, legumi e altri alimenti vegetali, ma in questi ultimi la quantità può cambiare in modo rilevante in base al terreno. Un’alimentazione varia consente generalmente di distribuire l’apporto e riduce la dipendenza da un singolo alimento o prodotto.
Le noci del Brasile sono note per il loro contenuto elevato, ma la concentrazione può variare molto da una noce all’altra. Per questo non è possibile stabilire un numero universale di noci quotidiane che sia sempre adeguato o sicuro. Consumare quantità elevate insieme a un integratore può far salire l’apporto totale oltre il necessario.
Negli alimenti, il selenio può trovarsi come selenometionina o in altre forme organiche e inorganiche. Gli integratori possono contenere selenometionina, selenito di sodio, selenato o combinazioni diverse. Le forme non sono automaticamente equivalenti per metabolismo, permanenza nell’organismo, impiego negli studi e tollerabilità; l’etichetta va quindi letta con attenzione.
Quando l’apporto alimentare è adeguato, gli alimenti sono in genere la scelta principale perché forniscono anche proteine, grassi essenziali, fibre e altri micronutrienti. La varietà può essere costruita gradualmente, senza ricorrere a diete restrittive. Se aumentare rapidamente legumi o fibre provoca gonfiore o dolore, è preferibile procedere con gradualità e chiedere consiglio in presenza di disturbi intestinali.
Integratori di selenio: quantità e sicurezza
I valori di riferimento non sono identici in tutte le autorità. Negli adulti, il valore di riferimento statunitense è generalmente 55 microgrammi al giorno, mentre gravidanza e allattamento hanno valori specifici; le raccomandazioni europee possono utilizzare criteri diversi. Questi numeri descrivono un apporto adeguato o raccomandato, non una dose terapeutica personale e non autorizzano ad aggiungere automaticamente un integratore.
Il limite superiore tollerabile dipende dall’autorità considerata: negli Stati Uniti è indicato a 400 microgrammi al giorno per gli adulti, mentre EFSA ha stabilito un limite più prudente di 255 microgrammi al giorno per adulti. Il limite comprende tutte le fonti, inclusi alimenti, integratori e prodotti combinati. Non deve essere interpretato come un obiettivo da raggiungere.
Duecento microgrammi al giorno non sono automaticamente appropriati o sicuri per tutti. La dose totale può sommarsi a quella contenuta in multivitaminici, prodotti per capelli e unghie, formule tiroidee o consumo frequente di noci del Brasile. Prima di utilizzare un integratore è importante controllare l’etichetta e considerare dieta, durata prevista, esami, gravidanza, patologie e terapie.
L’eccesso prolungato può causare selenosi. I segnali descritti comprendono alito con odore agliaceo, sapore metallico, nausea, diarrea o altri disturbi gastrointestinali, fragilità o perdita di capelli, alterazioni delle unghie e, nei casi più importanti, disturbi neurologici. Se compaiono sintomi nuovi dopo l’inizio di un prodotto, è opportuno sospenderlo e contattare un professionista sanitario invece di aumentare o sostituire autonomamente la dose.
Chi dovrebbe parlarne con un professionista
Un’integrazione può essere discussa con medico o dietista quando esiste un rischio documentato di apporto insufficiente, una condizione di malassorbimento, una dieta molto limitata o un obiettivo clinico specifico studiato nel proprio caso. Il professionista può confrontare alimentazione, esami, prodotti già assunti e durata, evitando duplicazioni o dosi non necessarie.
È particolarmente prudente evitare l’autosupplementazione in gravidanza, allattamento, malattie tiroidee, patologie renali, disturbi gastrointestinali o uso di numerosi farmaci e integratori. Anche chi sta cercando una gravidanza dovrebbe verificare la composizione di eventuali prodotti prenatali prima di aggiungere selenio. La presenza di un prodotto “naturale” non elimina la possibilità di effetti avversi.
Le interazioni dipendono dalla formulazione e dal contesto. Il selenio può essere presente in prodotti associati a iodio, ferro, zinco o vitamine, rendendo difficile conoscere l’apporto complessivo. Chi assume levotiroxina deve seguire le istruzioni su orario e distanziamento fornite dal medico o dal farmacista; il selenio non sostituisce la terapia e non dovrebbe modificare il controllo del TSH.
Non è consigliabile cambiare terapia ormonale, contraccettivi, farmaci tiroidei o trattamenti per la fertilità sulla base di un integratore. Se i sintomi sono persistenti, intensi, peggiorano o si accompagnano a svenimenti, palpitazioni marcate, sanguinamenti anomali, dolore severo o perdita di peso inspiegata, la priorità è una valutazione clinica, non un’autodiagnosi nutrizionale.
Come prendere decisioni informate
Un percorso ragionevole parte da quattro domande: quali sintomi sono presenti, da quanto tempo, com’è l’alimentazione e quali fattori di rischio esistono? Vanno poi considerati farmaci, integratori, gravidanza possibile, diagnosi note e risultati degli esami. Questo approccio è più affidabile del collegare automaticamente ogni cambiamento a un presunto squilibrio ormonale o a una carenza.
Durante il colloquio si può chiedere se sia indicato misurare il selenio, quali intervalli di riferimento utilizzi il laboratorio e se il risultato sia influenzato da infiammazione o integrazione recente. In base ai sintomi, il medico potrebbe valutare anche tiroide, ferro, vitamina B12, vitamina D, glicemia, prolattina, androgeni o altri parametri. Non tutti gli esami servono a ogni persona.
Nel frattempo, le misure a basso rischio comprendono alimentazione varia, adeguata idratazione, movimento regolare e sonno sufficiente. Non esiste però una routine universale capace di correggere ogni disturbo ormonale. L’aumento rapido delle fibre può peggiorare gonfiore o dolore in alcune persone, mentre diete molto restrittive possono ridurre l’apporto di nutrienti e rendere più difficile interpretare i sintomi.
Se viene scelto un integratore, è utile stabilire in anticipo obiettivo, prodotto, quantità totale, durata e modalità di monitoraggio. La risposta varia in base allo stato nutrizionale iniziale e alla causa del problema; non è corretto aspettarsi una correzione rapida degli ormoni. Eventuali benefici o effetti indesiderati vanno discussi e, quando indicato, verificati con esami ripetuti.
Punti chiave
- Il selenio sostiene selenoproteine coinvolte nella protezione antiossidante e nel metabolismo degli ormoni tiroidei.
- Correggere un apporto insufficiente è diverso dall’utilizzare il selenio come trattamento generale per gli ormoni.
- Non è dimostrato che il selenio aumenti in modo prevedibile estrogeni, progesterone o testosterone.
- Gli studi su Hashimoto, PCOS e fertilità suggeriscono possibilità interessanti, ma non conclusioni valide per tutti.
- Stanchezza, acne e ciclo irregolare sono sintomi aspecifici e non dimostrano una carenza di selenio.
- Il contenuto delle noci del Brasile può variare molto e sommarsi a quello degli integratori.
- Limiti e valori raccomandati cambiano tra autorità; dosi elevate possono causare selenosi.
- Un integratore non sostituisce valutazione clinica, terapia tiroidea o controlli prescritti.
Domande frequenti sul selenio e gli ormoni
Il selenio aumenta gli estrogeni?
No, non è dimostrato che il selenio aumenti gli estrogeni in modo prevedibile. Può partecipare alla protezione cellulare e a processi collegati al metabolismo ormonale, ma gli studi non giustificano il suo uso come trattamento per estrogeni bassi o sintomi attribuiti agli estrogeni.
Il selenio può aumentare il progesterone?
Non ci sono prove sufficienti che il selenio aumenti il progesterone o regolarizzi la fase luteale. Il progesterone varia durante il ciclo e un risultato deve essere interpretato in base al giorno del prelievo, ai sintomi e alla valutazione ginecologica, non sulla base dell’uso autonomo di un integratore.
Che cosa succede se si assume selenio ogni giorno?
Un apporto quotidiano adeguato contribuisce alle normali funzioni delle selenoproteine. Assumerne quantità elevate per lungo tempo può invece provocare selenosi, con disturbi gastrointestinali, alito agliaceo, alterazioni di capelli e unghie o sintomi neurologici. Il totale deve includere dieta, noci del Brasile e prodotti combinati.
Come si capisce se l’organismo ha bisogno di selenio?
Non è possibile stabilirlo con certezza dai soli sintomi. Il medico può considerare dieta, malassorbimento, patologie, farmaci e, quando appropriato, un esame di laboratorio interpretato secondo il metodo e l’intervallo di riferimento. Un test non dovrebbe essere valutato senza il contesto clinico.
Quali sono i sintomi della carenza di selenio?
Una carenza importante può associarsi a debolezza, alterazioni muscolari o cambiamenti di capelli e unghie, ma questi segnali sono aspecifici. Possono dipendere da anemia, problemi tiroidei, malassorbimento, stress o altre condizioni. La presenza di un sintomo non dimostra una carenza di selenio.
Quanto selenio al giorno serve a una donna?
Il valore di riferimento per gli adulti è spesso intorno a 55 microgrammi al giorno, ma può cambiare in base all’autorità e aumentare in gravidanza o allattamento. Il fabbisogno personale dipende dalla dieta e dalla salute; un integratore non dovrebbe essere aggiunto senza considerare tutte le fonti.
Duecento microgrammi di selenio sono sicuri?
Duecento microgrammi possono essere inferiori ad alcuni limiti superiori, ma non sono automaticamente appropriati per ogni persona o per uso prolungato. Bisogna sommare alimenti e altri prodotti e considerare gravidanza, malattie e farmaci. Una quantità elevata senza indicazione può aumentare il rischio di effetti avversi.
Il selenio può aiutare in caso di PCOS?
La ricerca sta valutando possibili legami tra selenio, stress ossidativo e PCOS, ma le prove non sono definitive. Il selenio non sostituisce alimentazione personalizzata, attività fisica, trattamento metabolico o terapia prescritta. Cicli irregolari e androgeni elevati richiedono una valutazione clinica specifica.
Il selenio favorisce la fertilità?
Il selenio partecipa alla protezione delle cellule riproduttive e alcuni studi hanno esaminato la qualità spermatica o ovocitaria. Non è però dimostrato che l’integrazione migliori la fertilità in tutte le persone. La ricerca della causa, per entrambi i partner quando indicato, è più importante dell’autosupplementazione.
Il selenio è utile per la tiroide e si può assumere con levotiroxina?
Il selenio contribuisce al metabolismo degli ormoni tiroidei e potrebbe ridurre alcuni anticorpi in specifici studi su Hashimoto, senza sostituire la terapia. Chi assume levotiroxina dovrebbe chiedere al medico o al farmacista come organizzare l’assunzione e i controlli, senza modificare dose o orari autonomamente.
Conclusione
Il selenio contribuisce al normale funzionamento della tiroide, alla difesa antiossidante e alla salute cellulare, inclusi alcuni aspetti della funzione riproduttiva. Il suo ruolo è più convincente quando si considera la correzione di un apporto insufficiente o di una carenza documentata. Non esistono però prove sufficienti per considerarlo una soluzione generale agli squilibri di estrogeni, progesterone o testosterone, né una terapia autonoma per Hashimoto, PCOS o infertilità.
La scelta più sicura parte da alimentazione, sintomi, fattori di rischio ed eventuali esami, tenendo conto della variabilità individuale. Un integratore può essere preso in considerazione in circostanze selezionate, ma non sostituisce le normali abitudini alimentari, la valutazione medica o le terapie prescritte. Prima di iniziare il selenio, soprattutto in gravidanza, durante l’allattamento o in presenza di malattie e farmaci, è opportuno consultare un medico o un dietista.
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